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martedì 28 aprile 2015

COSI' E' TRAMONTATA LA STAGIONE DEI SINDACI

Alla vigilia delle Elezioni Amministrative del 31 maggio prossimo leggo un articolo di Massimo Cacciari su "l'Espresso" del 9 aprile scorso che sembra scritto pensando alla situazione di Avigliano e non solo.
Anch'io, come Cacciari, credo che la stagione dei sindaci, iniziata più di vent'anni fa sia ormai al tramonto e con essa una certa idea di Politica.

C'è un tempo per ogni cosa!

Massimo Cacciari

di Massimo Cacciari

Tra le tante albe incompiute della misera patria nostra quella delle Autonomie e della riforma federalistica è forse la più dolorosa da rammemorare - ma anche la più istruttiva. Nello sfascio della prima Repubblica e dei suoi partiti, venticinque anni orsono, fu un processo quasi fisiologico, per quanto favorito dalla riforma elettorale, quello che fece emergere una “rete” di personalità indipendenti, fortemente rappresentative a livello locale, che intendevano misurarsi concretamente nell’amministrazione dei propri territori. Non hanno mai formato partiti e neppure movimenti, ma esprimevano tutte, più o meno consapevolmente, l’unica energia, allora forse ancora viva, che ha caratterizzato la storia politica nazionale: quella delle città. E più o meno tutte comprendevano come il loro “servizio” avrebbe potuto produrre qualche risultato soltanto se si fosse combinato a un processo costituente vòlto a una riforma federalistica dello Stato. Anche coloro, come Bassolino, che appartenevano in toto alla “classe politica”, contavano allora in quanto espressione di un progetto di riorganizzazione complessiva della forma-Stato fondata sul valore delle Autonomie, sulla loro capacità di auto-governo.
Il combinato disposto tra Berlusconi, immarcescibile centralismo dei sopravvissuti apparati di partito, potenza della vecchia burocrazia ministeriale, secessionismo leghista, fece naufragare quella stagione ai suoi primi vagiti. Il nostro non è un Paese per gli Spinelli e i Trentin. Così come l’Europa non è un Continente per loro.

sabato 18 aprile 2015

NON CI RESTA CHE PIANGERE ...

... in attesa delle elezioni amministrative ad Avigliano.


Massimo Bucchi, "La Repubblica" del 18/04/2015

mercoledì 25 marzo 2015

La bellezza e Peppino Impastato

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Brano tratto da un dialogo tra Peppino Impastato e Salvo Vitale, dall’alto di Monte Pecoraro, guardando l’aeroporto di Punta Raisi, dopo la costruzione della terza pista.


PEPPINO: Sai cosa penso?
SALVO : Cosa?
PEPPINO: Che questa pista in fondo non è brutta. Anzi
SALVO [ride]: Ma che dici?!
PEPPINO: Vista così, dall'alto ... [guardandosi intorno sale qua e potrebbe anche pensare che la natura vince sempre ... che è ancora più forte dell’uomo. Invece non è così. .. in fondo le cose, anche le peggiori, una volta fatte ... poi trovano una logica, una giustificazione per il solo fatto di esistere! Fanno 'ste case schifose, con le finestre di alluminio, i balconcini ... mI segui?
SALVO: Ti sto seguendo
PEPPINO:... Senza intonaco, i muri di mattoni vivi ... la gente ci va ad abitare, ci mette le tendine, i gerani, la biancheria appesa, la televisione ... e dopo un po' tutto fa parte del paesaggio, c'è, esiste ... nessuno si ricorda più di com'era prima. Non ci vuole niente a distruggerla la bellezza ...
SALVO: E allora?
PEPPINO: E allora forse più che la politica, la lotta di classe, la coscienza e tutte 'ste fesserie ... bisognerebbe ricordare alla gente cos'è la bellezza. Insegnargli a riconoscerla. A difenderla. Capisci?
SALVO: ( perplesso) La bellezza…
PEPPINO: Sì, la bellezza. È importante la bellezza. Da quella scende giù tutto il resto.
SALVO: Oh, ti sei innamorato anche tu, come tuo fratello?
A conclusione del dialogo:
PEPPINO: Io la invidio questa normalità. Io non ci riuscirei ad essere così…

giovedì 8 gennaio 2015

LETTERA A UN RAGAZZO CHE VUOLE FARE POLITICA

Cesare Maccari, Cicerone denuncia Catilina, sec.XIX, Affresco 

di Michael Ignatieff*

Caro amico, mi ha colpito che tu ti sia rivolto a me per avere un consiglio in vista del tuo ingresso in politica. Chi ha alle spalle una carriera politica difficile, crudele e breve — come la mia — è grato che qualcuno tenga in considerazione la sua opinione. Posso solo dire che il mio pensiero ha “l’autorità del fallimento”, come scrisse Francis Scott Fitzgerald. Prima di tutto devi capire il perché di questo tuo desiderio. Non sai quanta gente entra in politica senza saper dire perché tiene tanto a farlo. Le motivazioni, in realtà, sono sempre le stesse: il desiderio di gloria e di fama, l’opportunità di fare qualcosa di importante, che davvero migliori la vita di tante persone. Devi far parte di quelli che hanno ambizioni smisurate, addirittura ridicole, che vogliono far valere le loro idee al di là di quella che può essere una conversazione intelligente attorno a un tavolo. Devi sentire una sorta di vocazione, essere convinto che sia assolutamente necessario fare qualcosa e che la persona giusta sei proprio tu. Io avevo la vocazione della politica. Mi mancava però l’attitudine alla lotta politica. Gli attacchi li vivevo come affronti personali, il che è un grave errore. Non c’è mai niente di personale, sono solo affari. È così da sempre. Ci si può preparare al combattimento guardando gli incontri da assistente, dietro le corde del ring, come facevo io quando avevo vent’anni.

sabato 29 novembre 2014

SCUOLE A CONFRONTO

Interessante operazione della Fondazione Agnelli con la piattaforma "Eduscopio". Vengono messe a confronto scuole simili e limitrofe mediante l'analisi dei risultati degli studenti iscritti all'università. Potrebbe essere un'ipotesi concreta per valutare il lavoro svolto dalle scuole superiori.
Foto: pixabay.com


No alle medaglie, sì al confronto fra istituti simili così “Big data” è vincente

di Riccardo Luna

Dopo il tentativo fallito del 2011 anche il governo ci riprova con “un format di autovalutazione”

Il 27 dicembre 2011 il ministro dell’Istruzione del governo Monti, il professor Francesco Profumo, firmò una circolare alla quale teneva molto: si chiamava “scuola in chiaro — diffusione online dei dati delle singole istituzioni scolastiche”.
Puntava a rendere finalmente trasparente e confrontabile la qualità di ciascuna scuola con il duplice obiettivo di aiutare la scelta dei genitori degli studenti al momento delle iscrizioni e di fissare dei miglioramenti misurabili per i docenti. Il 12 gennaio del 2012 il portale venne messo in Rete: era progettato e disegnato piuttosto male ma non è per questo che naufragò. Naufragò perché affidava il caricamento dei dati alle scuole che avrebbero dovuto quindi volontariamente mettersi a nudo ed esporsi a confronti e giudizi. Va detto che a volte i numeri non dicono tutto di una scuola e che i paragoni andrebbero fatti solo fra istituti simili: un dato di abbandoni alto in una scuola della periferia del sud, non tiene conto delle difficili condizioni sociali e quindi magari dei miglioramenti.
Ma se invece i dati vengono pesati e raccontati la trasparenza è il primo passo di una scuola che assume su di sé l’impegno di migliorare continuamente l’offerta formativa con i (pochi) mezzi a disposizione. Perché alcuni ci riescono ed altri no? Non si tratta di dare medagliette (i professori, e ce ne sono tanti, che stanno riuscendo a fare miracoli didattici ogni giorno non le cercano; si accontentano di un grazie). Il punto è: ci sono modelli che possiamo copiare? Solo così si migliora: osservando, misurando, comparando e se del caso imitando.
Della “scuola in chiaro” di Profumo resta un link sulla homepage del sito web del ministero che porta ad una serie di pagine praticamente abbandonate. In questo senso l’operazione trasparenza lanciata dalla Fondazione Agnelli con Eduscopio è una rivoluzione: la piattaforma è ben progettata ed è molto usabile anche per chi non è esperto. E l’idea di collegare la base dati dei voti degli studenti universitari con le scuole secondarie di provenienza è una brillante operazione di “big data” per avere degli indicatori che hanno molto senso.
Ma la cosa migliore a mio avviso è la cautela con cui i dati vengono presentati: non esistono classifiche nazionali, che non hanno senso; i confronti invece vengono fatti solo fra simili e limitrofi. Ci saranno polemiche? Inevitabile. Sono possibili miglioramenti? Non c’è dubbio. Ma la strada è questa. Come dimostra il fatto che proprio l’altro ieri il ministro Giannini abbia lanciato “il format per il rapporto di autovalutazione delle scuole”: attraverso 49 indicatori le scuole sono invitate a riflettere su se stesse e migliorarsi. A luglio i risultati online. Erano 15 anni che se ne parlava.

da "La Repubblica" del 29/11/2014
Per saperne di più:

venerdì 10 ottobre 2014

Rifkin: Vivere senza petrolio? Sarà una rivoluzione come quella di Internet



"Non è la fine del petrolio, è il tramonto di un'era. La società gerarchizzata, fortemente accentrata nel potere e nelle ricchezze, si sta lentamente sgretolando. E al suo posto comincia a prendere forma un modello a rete, in cui centinaia di milioni di persone producono l'energia che serve alle loro case e alle loro attività. È una rivoluzione sociale, non solo energetica". Jeremy Rifkin, presidente della Foundation on Economic Trends, commenta senza stupore l'annuncio dei Rockefeller di uscire dal business delle trivelle. "Non mi meraviglio perché chi alza lo sguardo vede i trend", continua Rifkin. "La transizione dal sistema produttivo basato sui combustibili fossili a quello basato sull'internet dell'energia è in atto e sarà inarrestabile come lo è l'espansione dell'internet della comunicazione. I due modelli sono simili: si basano sul passaggio da una logica verticale, in cui pochi godono di molti benefici, a una logica orizzontale, in cui i vantaggi e la conoscenza vengono distribuiti".
Eppure gli Stati Uniti stanno puntando molto sullo shale gas, non è un rilancio dei combustibili fossili sotto altra forma? "È una bolla che scoppierà presto: non ci sono le condizioni per uno sfruttamento conveniente in larga scala di una risorsa che è molto diluita, costosa nell'estrazione e con procedure estrattive ad alto impatto ambientale".
Se il passaggio al nuovo modello è inarrestabile, come spiega la crescita di tensioni, anche geopolitiche, attorno ai giacimenti di fossili? "Dire che il processo è inarrestabile non significa dire che scorrerà sul velluto. Le resistenze sono forti. Ma sono forti anche le tensioni competitive tra gruppi e tra Paesi che si contendono la leadership delle nuove tecnologie. Le grandi agenzie internazionali sull'energia prevedono che tra breve le rinnovabili scalzeranno il dominio dei fossili, ma non dicono quali Paesi saranno tra i vincitori e quali tra gli sconfitti perché questa partita è ancora in corso".
L'Italia, che lei frequenta spesso, sarà dalla parte dei vincitori o da quella degli sconfitti? "L'Italia ha il sole ma non ha il solare, la Germania non ha il sole ma ha il solare. I segnali che sono venuti dagli ultimi governi sono scoraggianti: per permettere la rivoluzione tecnologica basata sulle fonti rinnovabili e sull'efficienza ci vogliono continuità di indicazioni, costruzione di infrastrutture, manovre coerenti. La Germania lo ha fatto e ne sta traendo grandi benefici, anche dal punto di vista occupazionale. L'Italia si è fermata a metà strada e sembra voler tornare indietro, più interessata alle trivelle che all'energia pulita: se non metterà a punto una filiera nazionale dovrà continuare a comprare all'estero gli strumenti necessari per avere energia".
Nel libro che ha appena pubblicato, La società a costo marginale zero , lei parla di internet delle cose. Qual è il nesso con l'energia? "Il nesso è forte. Da una parte abbiamo il costo marginale dell'energia che tende a zero perché, una volta pagati i costi di costruzione degli impianti, il sole è gratis e il vento non manda la bolletta. Dall'altra il modello internet ha varcato il muro della vita reale modificando logistica e convenienze energetiche: oggi puoi progettare in un luogo e realizzare gli oggetti in un altro con stampanti a 3d. Evitando trasporti, cioè consumi energetici e inquinamento ".

Tratto da la Repubblica del 10/10/2014

Repubblica.it

LA BUONA SCUOLA? QUELLA CHE NON UCCIDE GLI ISTITUTI D’ARTE


di Andrea Ragazzini - Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità

Gentile Direttore,
nel documento del Governo Renzi La buona scuola il quinto capitolo, dal titolo Fondata sul lavoro, è dedicato al rapporto tra la scuola e il mondo del lavoro, a partire dalla constatazione che “a fronte di un alto tasso di disoccupazione, le imprese faticano a trovare competenze chiave”, tanto nell’industria elettronica e informatica quanto in settori come quelli del mobile e dell’arredamento. Le premesse sono condivisibili e i propositi meritori. Apprezzabile in particolare l’idea della Bottega scuola, cioè “esperienze di inserimento degli studenti in contesti imprenditoriali legati all’artigianato, al fine di coinvolgere attivamente anche imprese di minori dimensioni o tramandare i mestieri d’arte”. Ma oltre a frequentare le botteghe degli artigiani, per gli studenti interessati ai mestieri d’arte c’è bisogno di una scuola ad hoc, un percorso di studi che dia loro una specifica preparazione professionale. Che attualmente non esiste più.

venerdì 5 settembre 2014

LA BABELE IN EDILIZIA

foto Claudio Riccio/Flickr

A ogni città il suo vocabolario: norme edilizie, invincibile Babele

di Sergio RIZZO

Un problema «formale» l’ha definito il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi. Quale sia la «formalità» così decisiva da far saltare la semplificazione più importante contenuta nel decreto «sblocca Italia», non è dato sapere. L’unica cosa certa è che la norma con la quale si stabiliva che gli 8 mila Comuni italiani avrebbero avuto un regolamento edilizio uguale per tutti è misteriosamente scomparsa nella notte fra lunedì e martedì. Evaporata, volatilizzata, dissolta. Lupi dice che se ne parlerà in sede di conversione del decreto nel Parlamento. Oppure in un altro provvedimento.

mercoledì 3 settembre 2014

LA BUONA SCUOLA




Il Governo ha appena annunciato il progetto di riforma denominato "La Buona Scuola".
Si tratta di linee guida su cui aprire un dibattito col mondo della scuola, per avviare nel 2015 le riforme vere e proprie.
Per scaricare il materiale vai al sito: passodopopasso.italia.it
Il 15 settembre parte la campagna di ascolto del mondo della scuola.
Torneremo sicuramente sugli argomenti indicati nelle linee guida.

mercoledì 27 agosto 2014

ADOTTA IL MODULO



A seguito dell'accordo "Italia semplice" tra Governo, Conferenza delle Regioni, ANCI e UPI e del DL 90/2014, sono stati redatti i moduli unificati per la SCIA edilizia e il Permesso di costruire.L'adozione di tali strumenti, considerati indispensabili "a garantire la libera concorrenza e livelli essenziali concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale." non è però automatica e richiede l'adozione dei medesimi da parte delle amministrazioni territoriali.
A tal fine il Consiglio Nazionale ha deciso di promuovere, presso i propri iscritti che operano Internamente e esternamente alle PP.AA. l'adozione di tale atto di civiltà.
Questo per far sì che Regioni, Comuni e Provincie adottino i moduli unificati, cooperando tra loro perché i processi amministrativi siano chiari e trasparenti; perché i progettisti tornino a fare i progettisti e possano contribuire a risolvere i problemi dell'habitat senza spendere tempo ed energie a rincorrere una sterile burocrazia che, con le sue procedure bizantine e i suoi tempi impossibili, ha contribuito a mettere in grandissima difficoltà il nostro Paese.
A tal fine il CNAPPC promuove colleghi, enti e istituzioni questo appello, e chiede a tutti i progettisti italiani di appropriarsi dei suoi contenuti veicolandolo in rete e presso la società civile.
Questo nella speranza che questa piccola ma importante riforma possa diventare un concreto segnale di civiltà e di diritto e non trasformassi nella solita norma presto dimenticata e resa inutile.

Consiglio Nazionale Architetti

MA LA RIVOLUZIONE PARTE DAGLI INSEGNANTI


In attesa di conoscere le decisioni del Consiglio dei Ministri di venerdì 29, continua sui giornali il dibattito sul mondo della scuola.

Scuola di Barbiana. Foto di Giovanni/Flickr

di Mariapia VELADIANO

Non si sa più da che parte prenderla la scuola italiana. Siamo tutti stremati dall’infinita sequenza di “grandi riforme rivoluzionarie”. Eppure qualcosa è necessario fare per ricostruire la fiducia.
Qualcosa che parta proprio dagli insegnanti. Perché la storia del loro reclutamento non si lascia raccontare. Arrivati in aula per mille diversi “canali”, come orrendamente si dice, fra loro alla rinfusa sovrapposti, disordinati, ogni anno diversi, promettenti e costosi. Sono poi, gli insegnanti, scivolati in graduatorie di prima, seconda, terza fascia, a scorrimento, a esaurimento. Illusi, disillusi, spostati di qua e di là. In questo momento è forse possibile ma di sicuro inutile fare la lista delle colpe. Servono prudenti e pensati interventi che disinneschino i conflitti e le disfunzioni tenendo presente le ingiustizie più evidenti ma soprattutto il bene degli studenti che non possono cambiare insegnante ogni anno.
La scuola esiste per loro, non per risolvere il problema del precariato. Piccoli passi: contratti di supplenza triennali, esistono già in Trentino, piacciono a tutti, il supplente rinuncia ad avvicinarsi a casa se si libera un posto vicino, ma sa dove lavorerà, gli studenti hanno tre anni assicurati. Piccoli passi: non cambiare le regole del gioco in corsa, i contenziosi devastano i rapporti fra colleghi. Non serve un altro concorsone con canale privilegiato, ma la progressiva paziente soluzione dei contenziosi ancora sospesi.

sabato 26 luglio 2014

"QUOTA 96"

Finalmente potrà andare in pensione il personale "Quota 96".





Accolto nella notte tra venerdì e sabato l’emendamento presentato da Manuela Ghizzoni, deputata del Pd. Finalmente il personale di “Quota 96” potrà andare in pensione dal 1° settembre di quest’anno: è stato, infatti, accolto l’emendamento Pd che sblocca una situazione in stallo da oltre due anni. Ne dà notizia la parlamentare modenese del Pd Manuela Ghizzoni che, al fianco dei lavoratori, non ha mai smesso di perseguire questo risultato di equità e giustizia.

Fra poco più di un mese, dopo aver atteso oltre due anni, il personale della scuola, bloccato nell’anno scolastico 2011/2012 dalla riforma Fornero, potrà finalmente andare in pensione. È stato, infatti, accolto in Commissione, nella notte fra venerdì e sabato, l’emendamento al dl Pubblica amministrazione che reca, come prima firma, quella della parlamentare modenese del Pd Manuela Ghizzoni, vice-presidente della Commissione Istruzione della Camera, che ha lottato per questo risultato, a fianco dei lavoratori, fin dall’insorgere della questione. Il provvedimento riguarda tutti coloro che avevano acquisito questo diritto secondo le vecchie norme pre-Fornero: in Italia 4mila persone, oltre un centinaio nella sola Modena. “Siamo molto soddisfatti del traguardo raggiunto – conferma con sollievo l’on. Ghizzoni – La riforma Fornero era la sola riforma pensionistica che non aveva tenuto conto della peculiarità di chi lavora nel mondo della scuola, personale che, per tutelare la didattica, può andare in pensione, pur avendo maturato i requisiti richiesti dalla legge, in una sola finestra annuale, quella del 1° di settembre, all’avvio di ogni nuovo anno scolastico. Ora anche chi era rimasto bloccato a scuola, pur avendo maturato i requisiti nel corso dell’anno scolastico 2011-2012, potrà finalmente andare in pensione fra poco più di un mese e lasciare il proprio posto a personale più giovane e motivato, ora precario”. Il provvedimento dovrà ora passare il vaglio della Commissione Bilancio, ma in Parlamento gode di un solido sostegno trasversale tra tutte le forze politiche presenti.
È stato, inoltre, accolto un altro emendamento a prima firma Ghizzoni, che riforma la procedura dell’abilitazione scientifica nazionale nell’Università italiana: non sarà più a bando bensì a “sportello” (per evitare l’effetto concorso e quindi valutazioni comparative) e durerà 6 anni.

Dal sito web di Manuela Ghizzoni

sabato 24 maggio 2014

L'AMACA di Michele Serra

RIASSUNTO . Se uno pensa che non ci sia più niente da salvare e tutto vada distrutto perché quello che viene dopo, qualunque cosa sia, non può essere peggiore, vota Grillo. Se uno pensa che ci sia ancora qualche speranza di metterci una pezza e l’Italia sia ancora un paese riformabile, vota Renzi. Se uno pensa che dalla vecchia anfora rotta della sinistra possa sgorgare ancora una stilla di alternativa radicale, vota Tsipras. Se uno è di destra e non si è mai reso conto che Berlusconi è un anziano cacciaballe pregiudicato che ha reso ridicola l’Italia nel mondo raccontando barzellette sconce, vota Berlusconi.

Se uno è di destra e si è reso conto che Berlusconi è un anziano cacciaballe pregiudicato che ha reso ridicola l’Italia nel mondo raccontando barzellette sconce, vota Alfano. Se uno è molto di destra e non gli fa nessuna impressione spedire a Strasburgo anche un paio di fascisti, vota Fratelli d’Italia. Se uno coltiva la pittoresca idea che un groviglio inquinato di rotatorie stradali e capannoni possa essere addirittura una nazione e chiamarsi Padania, vota Lega. Se uno ama l’isolamento, può scegliere una delle altre quaranta liste in lizza. Se uno vuole fare uno scherzo, vota Mario Monti.

Da La Repubblica del 22/05/2014.


lunedì 22 aprile 2013

IL PARADOSSO DEI PARADOSSI



di Pippo CIVATI

Che più le cose andranno male in Friuli (che già stanno andando male, visto che hanno votato in pochissimi), più ci chiederanno di formare un governo. E di farlo a qualsiasi costo (del resto il voto larghissimo a Napolitano lo sottintende) e senza porre condizioni. Oppure ci presenteranno due alternative: governo tipo-Monti o Pd-Pdl. Segue dibattito in politichese.

Lo potranno fare gli stessi che si sono augurati fin dall’inizio questa soluzione, e che hanno voluto archiviare la strada Prodi o Rodotà (come chiarisce oggi lo stesso Rodotà, non erano in contraddizione), perché ci diranno: come fai a tornare a votare ora?

sabato 9 marzo 2013

CAMBIARE: SE NON ORA QUANDO?

Grillo pensiero

Su La Repubblica è stato pubblicato un appello al M5S, che ricalca, perfettamente, il mio pensiero espresso in un post dedicato all'argomento.
Vi invito a leggere e a sottoscrivere l'appello.


Caro Beppe Grillo, cari amici del Movimento 5 Stelle.

Una grande occasione si apre, con la vostra vittoria alle elezioni, di cambiare dalle fondamenta il sistema politico in Italia e anche in Europa. Ma si apre ora, qui e subito. E si apre in questa democrazia, dove è sperabile che nessuna formazione raggiunga, da sola, il 100% dei voti. Nessuno di noi può avere la certezza che l’occasione si ripresenti nel futuro.

venerdì 8 marzo 2013

COME NE USCIAMO FUORI?


Il risultato delle Elezioni politiche non mi ha trovato del tutto impreparato. Che il M5S potesse superare il 20% era del tutto prevedibile. Il risultato del PD, invece, ha deluso le mie aspettative. Ma era nell'aria, e solo una classe politica sorda alle istanze che arrivavano dalla società non è riuscita ad accorgersi che intorno stava franando tutto e intanto continuava a ballare sul Titanic. Anche nella nostra Basilicata spero che qualcuno si accorga che l'aria sta cambiando.
Il problema ora è come riuscire a governare questo Paese in un momento di crisi molto forte che rischia di colpire, come sempre, i più deboli. Eppure nei momenti di crisi possono realizzarsi le migliori occasioni. Occorre buona volontà e capacità di guardare lontano.
Quale migliore occasione per realizzare quelle riforme di cui l'Italia ha bisogno se solo il PD e il M5S riuscissero ad elaborare un programma di pochi punti comuni. E ce ne sono, basta leggere con attenzione i segnali di apertura che ci sono, senza farsi condizionare dalle opposte faziosità.
A meno che, per interessi di parte, non si voglia fare di tutto per consegnare ancora una volta l'Italia a Berlusconi o a qualche "tecnico" come Monti.

A proposito: Qualcuno ha notizie di Fini e Casini?

giovedì 7 febbraio 2013

Appello al voto


Sul sito di Libertà e Giustizia è stato pubblicato un appello al voto firmato da Umberto Eco e Gustavo Zagrebelsky.
Non potevo trovare testo migliore per inaugurare questo mio blog.


Ecco il testo:

Stiamo assistendo a un finale di campagna elettorale drammaticamente pericoloso per il nostro paese: il capo dello schieramento politico responsabile del tracollo economico e sociale in cui versa l’Italia e del suo discredito internazionale, anziché essere isolato e ignorato, è prepotentemente tornato alla ribalta televisiva, nel silenzio dell’autorità competente a regolare la comunicazione politica e nel giubilo di molti mezzi di informazione, assurdamente avidi di commentare, chiosare e rimbalzare le bugie e i vuoti di memoria sparsi a piene mani, con la tipica totale indifferenza per i dati di realtà e per le proprie responsabilità. Il mondo intero guarda con terrore a un ritorno di Berlusconi, caratterizzato da una politica di proposte populiste e isolazioniste, un vero e proprio peronismo del XXI secolo.

Con le bugie e la negazione assoluta della penosa realtà cui i suoi governi hanno ridotto l’Italia – la recessione economica, la disoccupazione, la mancanza di prospettive per i giovani, la descolarizzazione, l’abbandono del patrimonio culturale e dell’ambiente, l’irresponsabile rivalutazione di Mussolini e del fascismo, la corruzione endemica, il potere della criminalità organizzata – Silvio Berlusconi tenta nuovamente di illudere, di circuire, di comprare il consenso degli elettori. Cosa è se non un tentativo di compravendita del consenso la desolante profferta di restituzione dell’IMU?

Il disprezzo per gli elettori non potrebbe, in questa odiosa campagna, essere più evidente: i cittadini italiani – secondo la destra – privi di memoria e a maggior ragione di capacità critica, dovrebbero vendere il loro diritto di scegliere la classe politica che dovrà affrontare i gravissimi problemi del paese in cambio di un’elemosina, pagata per di più con i loro soldi. Poiché ormai tutti sappiamo che per diminuire una voce di entrata dello Stato non si può che aumentarne altre, oppure tagliare ancora di più i servizi sociali.

Ma alcuni diranno che neppure gli altri schieramenti politici che si candidano alle elezioni sono granchè affidabili, vuoi perché negli scorsi anni hanno mal rappresentato l’opposizione ai governi in carica, vuoi perché hanno identità incerta o improvvisata. Non sarà Libertà e Giustizia, che ha sempre cercato, nella sua breve storia, di esercitare al meglio un ruolo di critica e di pungolo nei confronti dei partiti politici, a prenderne ora le difese, e tantomeno a dare indicazioni di voto.

Anzi, non abbiamo dimenticato di aver dichiarato che mai più saremmo andati a votare con questa legge elettorale, nella speranza di ottenere dal Parlamento un gesto di dignità, con l’approvazione di una legge elettorale migliore, più rispettosa della Costituzione e dei cittadini.

Condividiamo dunque molte delle perplessità e critiche alle formazioni politiche che si contrappongono, in questa competizione elettorale, all’impresentabile destra che affligge il nostro paese. E tuttavia sentiamo ora il dovere di richiamare tutti – e in particolar modo i giovani, delusi da uno scenario che offre loro ben poche possibilità di identificazione; coloro che oggi hanno ben più pressanti problemi di mancanza di lavoro e di soldi; gli scettici, che hanno per tante volte esercitato il voto senza vedere mai una gestione del potere degna di un paese civile; gli idealisti, che coltivano aspirazioni e obiettivi ben più alti di quelli che si agitano in questa vigilia di elezioni – alla necessità cogente di superare in modo netto e definitivo l’umiliante fase della nostra storia che si sta chiudendo, ma non si è ancora chiusa.

Quella fase che ha visto il dominio dell’ignoranza, della corruzione, dell’uso a fini privati della ricchezza pubblica, dello sprezzo della magistratura, della menzogna sistematica per nascondere la propria incapacità di svolgere il ruolo che la Costituzione affida ai governi: guidare la comunità nazionale a elevare il proprio grado di civiltà.

Per raggiungere e consolidare l’obiettivo – di farla finita con i governi dei peggiori – Libertà e Giustizia fa appello a tutti i cittadini italiani che condividono la necessità di guardare avanti affinché superando le riserve e le delusioni, decidano di esercitare il loro diritto di voto in queste elezioni, locali e nazionali, a favore di una delle formazioni politiche che si impegnano a contrastare questa destra inetta e illiberale che ancora ci minaccia.

Ma non è questo il solo appello che facciamo ai cittadini italiani: il voto non è una delega in bianco! E per esercitare un controllo sul potere politico occorre rimanere attivi, informati, critici: occorre imparare, da cittadini, a chiedere e a protestare, a creare reti e legami, a far sentire la propria voce. Il nostro paese dovrà nei prossimi anni affrontare problemi molto impegnativi: ricostruire una propria missione nel mondo globalizzato e riparare il proprio tessuto sociale, liberandolo da criminalità e corruzione. Imprese tanto grandi non possono essere delegate, richiedono – per riuscire – l’impegno di tutti in prima persona.

Dunque, il voto del 24 e 25 febbraio è solo un primo, ma indispensabile passo.

Umberto Eco e Gustavo Zagrebelsky per tutta Libertà e Giustizia
Libertà e Giustizia