lunedì 14 luglio 2014

Chi dovrebbe essere pagato di più, a scuola?

In questi giorni si parla tanto, e molto spesso a sproposito, di scuola. Tutti si sentono in grado di dire la loro su argomenti che credono di conoscere. Questo vale, purtroppo, anche per chi è chiamato ad occuparsi di scuola nelle sedi istituzionali. L'articolo che segue si occupa del tema - valutazione e retribuzione dei docenti - in maniera chiara e condivisibile.


di Claudio Giunta

[Domenicale del Sole 24 ore, 13 luglio 2014]
La scuola e l’università italiane sono quei posti in cui si entra in ruolo tardissimo, a quaranta, cinquant’anni (dopo ogni concorso c’è il servizio TV sul tale che vince la cattedra a un giorno dalla pensione), ma una volta entrati in ruolo si è praticamente inamovibili, nel senso che per essere licenziati bisogna perlomeno uccidere, e si è quasi immoti, nel senso che la poca carriera che si fa è legata soprattutto (e a scuola esclusivamente) all’anzianità di servizio. Specie a scuola, dove gli stipendi sono più bassi e il lavoro più stressante, non è davvero una buona strategia per ottenere insegnanti zelanti, coscienziosi e aggiornati. Dopo un po’, vedendo che la virtù non viene premiata e il vizio non viene punito, uno smette di dannarsi l’anima e fa quel che deve fare, niente di più.
Il disegno di legge del governo di cui ha parlato il sottosegretario Reggi in un’intervista a Repubblica si propone di intervenire su questo e altri problemi. “Tutte le ricerche internazionali – ha detto Reggi – concordano sul fatto che gli insegnanti italiani lavorano meno, guadagnano meno e non fanno carriera. Vogliamo ribaltare le tre conclusioni”. Lascio da parte i due primi punti e mi soffermo sul terzo:fare carriera significa insomma ricevere uno stipendio più alto rispetto ad altri colleghi, e senza che questo privilegio sia legato necessariamente all’anzianità. Mi pare una cosa giusta: nella scuola ci sono insegnanti bravissimi e insegnanti pessimi, e non si vede perché i primi non dovrebbero guadagnare più dei secondi, anche molto di più. Se non è solo effetto-annuncio, il fatto che il ministero intenda operare in questo senso è un’ottima notizia. Non è invece una buona notizia quella relativa ai criteri alla luce dei quali dovrebbero essere assegnati questi fondi: “premi stipendiali fino al 30 per cento per i docenti impegnati in ruoli organizzativi (vicepresidi, docenti senior) o attività specializzate (lingue e informatica)”. Questo è infatti un errore, e non piccolo.
Gli insegnanti vanno valutati (e premiati) per come insegnano, non per quello che fanno al di fuori dell’insegnamento, “in ruoli organizzativi” o in “attività specializzate”. Quello che conta, a scuola, è la scuola: cioè quella normale, difficilissima amministrazione che si fa attraverso le lezioni, le interrogazioni, il dialogo con gli studenti. Un bravo professore di filosofia deve insegnare bene la filosofia: se lo fa, va premiato, perché formerà delle persone colte e intelligenti. Un cattivo professore di filosofia che si impegna “in ruoli organizzativi” o in “attività specializzate” (e mette su, poniamo, un assurdo corso di informatica filosofica, mentre nelle ore di lezione legge il giornale: io al liceo avevo un tipo così) resta un cattivo professore di filosofia, che non formerà delle persone colte e intelligenti (expertus loquor!), e per questa ragione non va premiato.
Questa è logica spicciola, ed è abbastanza sorprendente che al ministero pensino di dare una medaglia (e dei soldi) non a chi fa bene il suo lavoro ma a chi s’impegna a farne (chissà se bene, chissà se basta segnare il proprio nome su una lista) uno diverso. Abbastanza sorprendente, non troppo, per due ragioni. La prima è che questa idea di una scuola che fa soprattutto cose diverse dalla scuola (la settimana bianca, le lezioni di cucina, il corso di computer, il seminario sull’autostima, l’ora di autocoscienza, il sit-in contro Boko Haram), e premia gli aspiranti burocrati anziché i bravi insegnanti, è un’idea molto ben intonata allo spirito dei tempi, tempi in cui – dato che tutto è così complicato, tutto così difficile da far funzionare – sembra esserci bisogno più di bravi gestori della macchina che di persone che insegnino decentemente Galileo o Kant. La seconda ragione è che mentre l’impegno in “ruoli organizzativi” e “attività specializzate” è quantificabile (non, ripeto,qualificabile: uno può lavorare venti ore al giorno come vicepreside o insegnante di russo e fare danni in entrambi i ruoli), e dunque premiabile, decidere se un professore è o non è bravo è molto più difficile, ed è ancora più difficile provarlo.
Ma (primo punto) chi ha a che fare ogni giorno con gli studenti (è un’esperienza che al MIUR molti avranno, o avranno fatto) sa bene quanto sia importante ricevere, negli anni della formazione, delle lezioni ben fatte su Galileo o su Kant, sa anzi che quella è, in sostanza, l’unica cosa che conti veramente. Ognuno di noi è grato almeno ad un insegnante, tra quelli che ha avuto a scuola: e non credo proprio che sia l’insegnante che si era più alacremente impegnato “in ruoli organizzativi” o in “attività specializzate”. Quanto (secondo punto) a come individuare i migliori, se ne può discutere: i risultati dei test Invalsi? Ho molti dubbi. Il giudizio dei dirigenti scolastici? Ne ho ancora, ma un po’ di meno. Ispettori? Non vedo perché no: non è questo appunto il loro ruolo?
Comunque sia, è su questo problema – come valutare e premiare gli insegnanti più bravi a insegnare – che il ministro dovrebbe concentrarsi. Battere altre strade è più facile, ma non va bene.

info: www.claudiogiunta.it

martedì 1 luglio 2014

NECROLOGIO PER L’ISTITUTO D’ARTE

Da ex allievo dell'Istituto Statale d'Arte di Potenza, mi ha fatto molto piacere leggere questo articolo pubblicato lo scorso 23 giugno su "La Gazzetta del Mezzogiorno". Ho trascorso tra queste mura cinque anni fantastici. Il destino ha voluto che ci ritornassi, anni dopo, come insegnante. Adesso ha cambiato pelle e nome, ma credo che possa continuare a dare il suo contributo nel campo dell'insegnamento delle arti .......


di Anna Maria Palermo (insegnante dell’Istituto Statale d’Arte di Potenza) e Antonio Palermo (ex allievo dell’Istituto Statale d’Arte di Potenza)

Gli ultimi studenti degli Istituti d’Arte italiani, si accingono a concludere il loro percorso di studi. Gli ultimi. Perché con loro l’Istituto d’Arte muore, abolito dalla riforma Gelmini, cinque anni fa.

Ma, prima che questa gloriosa esperienza sbiadisca e si cancelli dalla memoria collettiva, forse è il caso di ripercorrere la breve e intensa vita di questa tipologia di istituzione scolastica, decisamente anomala, nel contesto generale dell’organizzazione del sistema di istruzione superiore italiano.

L’Istituto d’Arte, così come lo conosciamo, nasce negli anni ’60. Sono gli anni in cui gli studenti si mobilitano perché la scuola (e la società tutta) si liberi dall’autoritarismo reazionario, duramente selettivo e discriminante che la caratterizzava dai tempi della riforma Gentile e assuma, invece, come suo obiettivo fondamentale, la cultura e la conoscenza per tutti, piuttosto che la riproduzione di inossidabili divisioni sociali.

Sotto la spinta del movimento degli studenti, anche la scuola superiore italiana è costretta a rispondere a quel bisogno di giustizia, di uguaglianza e di riscatto sociale che impregna l’atmosfera di quegli anni: tutti i ragazzi e le ragazze, da qualsiasi classe sociale provengano, hanno il diritto di aspirare al più alto grado di istruzione. Ed è così che, con le leggi 754/69 e 692/70, viene istituito, nelle scuole con ordinamento triennale, il biennio finale che consente l’accesso a tutte le facoltà universitarie. Queste istituzioni scolastiche, in particolare gli Istituti Professionali, possono cominciare a sperare di riscattarsi dalla loro condizione di scuole di ultima serie.

In questo clima, gli Istituti Statali d’Arte si caratterizzano per un portato rivoluzionario ancora più profondo, giacché il modello culturale su cui si fonda la loro organizzazione è la scuola del Bauhaus, una scuola in cui il confine tra arte, artigianato e tecnologia, tra lavoro manuale e lavoro intellettuale sfuma, per dar corpo ad una visione unitaria del sapere, in cui la mente e il corpo, la mano e il cervello concorrono, con pari dignità, alla realizzazione del “progetto culturale”, nella sua molteplicità e nella sua pienezza. Il centro della vita scolastica è il Laboratorio, luogo in cui anche la distinzione tra docente e discente si fa più sottile ed il processo di insegnamento/apprendimento diventa scambio continuo di esperienze, saperi e conoscenze.

A Potenza, l’Istituto d’Arte nasce nel 1967 e si caratterizza subito per la sua carica antiautoritaria e antitradizionalista. Guidato dal Preside Giuseppe Antonello Leone, artista ed esuberante divulgatore ed animatore culturale, coadiuvato dalla moglie, Maria Padula, poetessa e scrittrice legata alla terra lucana, circondato da insegnanti giovanissimi, ma fortemente motivati, l’Istituto vuole diventare artefice di una vera e propria rivoluzione culturale. Gli studenti fanno proprio lo slogan del Bauhaus, “diffondere l’arte attraverso la vita”, e diventano protagonisti di un nuovo fermento culturale che in quegli anni pervade la città. Il vissuto scolastico non si esaurisce con la fine delle lezioni: la scuola resta aperta fino a tarda sera e i giovani studenti sperimentano, ricercano, costruiscono, nella propria scuola/laboratorio, idee da esportare nella società. Alunni, docenti e preside si muovono come un sol blocco, percorrono le vie della città, partecipando a tutte le iniziative artistiche che vi si organizzano. Lo stesso edificio dove ha sede l’Istituto diviene sede di esposizione dei lavori prodotti dagli allievi, aperto al pubblico. Nascono diversi laboratori/studi artistici nei “sottani” del centro storico di Potenza, dove si dipinge, si scolpisce, si progetta, si fanno piccole esperienze lavorative, arredando negozi, allestendo sale per eventi musicali. Grazie all’esperienza e alla creatività dei giovani insegnanti, si introducono strumenti e tecniche innovative, che incuriosiscono e stupiscono. La trasgressione si espande, rompendo il clima rassicurante e conservatore di questa piccola città di provincia e, naturalmente, genera la reazione dei benpensanti. Quella scuola, aperta il pomeriggio, dove gli alunni erano “liberi” e “senza regole”, dove si suonava Bob Dylan e si ballava tutti insieme, docenti e studenti, dove si organizzavano eventi culturali e dibattiti, con un Preside che apriva la sua casa agli allievi, come se fosse quella di un amico; che anche quando le altre scuole “scioperavano” o venivano occupate, non sospendeva le lezioni, perché qui si progettava e si costruiva la scuola del futuro; quella scuola doveva rientrare nella “normalità”. Alla fine del triennio, qualcuno pensò bene che il Preside Leone dovesse andar via e a nulla valsero quindici giorni di astensione dalle lezioni dei ragazzi, le quotidiane sfilate silenziose, quasi in segno di lutto, in un silenzio gridato più delle urla, ogni giorno per le vie della città.

Negli anni seguenti, l’Istituto continuò ad essere protagonista della vita artistica e culturale della città: molti di quelle alunne e di quegli alunni continuarono a lavorare nel campo dell’arte o dell’artigianato artistico e tanti diventarono insegnanti in quello stesso Istituto, continuando a mantenere vivo, con grande spirito di abnegazione, quella idea di scuola/laboratorio che l’ha caratterizzato per molto tempo ancora.

Poi le cose sono cambiate. La sfida della costruzione di una scuola che consentisse a tutte e a tutti di acquisire realmente gli strumenti culturali indispensabili per diventare cittadine e cittadini consapevoli, in grado di leggere la realtà, di comprenderla, per sapersi orientare ed essere protagonisti di cambiamenti e di futuro, è stata persa.

Una scuola di massa e di qualità avrebbe dovuto generare un profondo ripensamento su contenuti, metodologie, organizzazione della didattica, rapporto tra docenti e studenti, insomma una vera “rivoluzione culturale”.

E invece, la trasformazione della società è avvenuta in direzione contraria rispetto alle aspirazioni di uguaglianza e giustizia sociale che fino agli anni ’80 hanno animato la nostra vita collettiva. E anche i cambiamenti normativi, introdotti nella scuola dagli anni ’90 in poi, portano quel segno.

Di fronte alla dura realtà di una società che ha prodotto nuove e più profonde disuguaglianze, negazione sempre più frequente di diritti che sembravano acquisiti per sempre, una notevole regressione in quanto a mobilità sociale, quel che rimane è un profondo senso di impotenza, scetticismo, profondo impoverimento culturale.

La breve vita dell’Istituto d’Arte, in fondo, è la metafora di un sogno infranto; il suo ultimo respiro, lontana eco di un mondo nuovo che ci sembrava a portata di mano; la sua morte, esito inevitabile della sconfitta di un’idea autenticamente democratica ed egualitaria della scuola e della società.

Tratto da "La Gazzetta del Mezzogiorno" del 23/06/2014


ISTITUTO D'ARTE

Un bellissimo video storico sull'Istituto d'Arte di Lucca.
Periodi storici e situazioni ambientali diverse, ma atmosfere e passioni identiche.

giovedì 26 giugno 2014

LAVORARE PER LO ZERO

Un bellissimo articolo sul percorso artistico di Vito Pace




Il continuo ricominciare dell'arte di Vito Pace

Las Italias si confronta, per la sesta uscita, con l’evoluzione dell’arte di Vito Pace, improntata al concettuale e ad un continuo annullamento dell’oggetto artistico.

di Susanna Crispino et Vito Pace

mercoledì 25 giugno 2014

SPAZI VERDI: linee guida dell'UNI

Di questo argomento ce ne siamo già occupati in precedenti post (febbraio e luglio 2013), a proposito della Legge n.10 del 2013 e del Regolamento del Comune di Avigliano.

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È stata pubblicata la prassi di riferimento "Linee guida per lo sviluppo sostenibile degli spazi verdi – Pianificazione, progettazione, realizzazione e manutenzione".

Il documento è frutto della collaborazione tra UNI e le Associazioni Landeres e BAI – Borghi autentici d'Italia, ed ha lo scopo di fornire delle linee guida per lo sviluppo sostenibile degli spazi verdi, urbani e peri-urbani, quali i parchi e giardini pubblici e privati, i parchi e giardini storici, le alberate stradali, il verde a corredo delle infrastrutture, i parcheggi alberati, i percorsi ciclo-pedonali, parchi e percorsi fluviali ed aree spondali in ambito urbano, parchi divertimento, verde di pertinenza delle strutture turistico/ricettive, ecc. Con questa prassi di riferimento si fornisce agli operatori del settore – dai progettisti ai manutentori, dai responsabili della pianificazione del verde nell'ambito delle amministrazioni locali ai vivaisti, ai giardinieri – uno strumento di orientamento della pianificazione, progettazione, realizzazione, manutenzione e produzione di materiale vegetale. Il tutto in un'ottica di sostenibilità, seguendo le tre direttrici della qualità ambientale, economica e sociale in relazione alla gestione del territorio.

Il documento, inoltre, può essere utilizzato a supporto dell'applicazione della Legge "Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani" (n.10 del 14 gennaio 2013, GU n.27 dell'1 febbraio 2013, in vigore dal 16 febbraio 2013), consentendo a tutti i soggetti coinvolti nella filiera della gestione del paesaggio di orientare politiche integrate di sostenibilità urbana finalizzate all’estensione e alla qualità degli spazi verdi e alla realizzazione di servizi eco-sistemici. In questo senso, il documento si basa su tre pilastri principali:
  1. rafforzare la biodiversità e la resilienza per implementare la rete ecologica e sociale su scala locale;
  2. adottare buone pratiche per la progettazione, il mantenimento e la gestione degli spazi verdi e per la produzione vegetale;
  3. applicare un metodo di gestione a basso input energetico, fisico ed economico.
Una risposta tempestiva, dunque, alle richieste di un mercato in continua evoluzione.

Per lo sviluppo sostenibile degli spazi verdi la prassi di riferimento individua una serie di azioni specifiche tramite le quali è possibile conseguire 15 obiettivi di qualità – qualità paesaggio, biodiversità, pianta, suolo, scarti, acqua, energia, inquinamento, nutrizione, difesa, diserbo, macchinari e attrezzi, materiali, produzione vegetale, sociale. Inoltre, sono fornite delle indicazioni in merito alle attività di formazione da promuovere presso gli amministratori, i tecnici e gli operatori del settore.

La prassi di riferimento UNI/PdR 8:2014 “Linee guida per lo sviluppo sostenibile degli spazi verdi – Pianificazione, progettazione, realizzazione e manutenzione” è disponibile e liberamente scaricabile dal sito UNI.

Si ricorda che le prassi di riferimento non sono norme ma documenti, al servizio della normazione stessa e del mercato, che introducono prescrizioni tecniche o modelli applicativi settoriali di norme tecniche, elaborati sulla base di un rapido processo di condivisione ristretta ai soli autori, sotto la conduzione operativa di UNI.

Tratto dal sito www.uni.com

sabato 24 maggio 2014

L'AMACA di Michele Serra

RIASSUNTO . Se uno pensa che non ci sia più niente da salvare e tutto vada distrutto perché quello che viene dopo, qualunque cosa sia, non può essere peggiore, vota Grillo. Se uno pensa che ci sia ancora qualche speranza di metterci una pezza e l’Italia sia ancora un paese riformabile, vota Renzi. Se uno pensa che dalla vecchia anfora rotta della sinistra possa sgorgare ancora una stilla di alternativa radicale, vota Tsipras. Se uno è di destra e non si è mai reso conto che Berlusconi è un anziano cacciaballe pregiudicato che ha reso ridicola l’Italia nel mondo raccontando barzellette sconce, vota Berlusconi.

Se uno è di destra e si è reso conto che Berlusconi è un anziano cacciaballe pregiudicato che ha reso ridicola l’Italia nel mondo raccontando barzellette sconce, vota Alfano. Se uno è molto di destra e non gli fa nessuna impressione spedire a Strasburgo anche un paio di fascisti, vota Fratelli d’Italia. Se uno coltiva la pittoresca idea che un groviglio inquinato di rotatorie stradali e capannoni possa essere addirittura una nazione e chiamarsi Padania, vota Lega. Se uno ama l’isolamento, può scegliere una delle altre quaranta liste in lizza. Se uno vuole fare uno scherzo, vota Mario Monti.

Da La Repubblica del 22/05/2014.


lunedì 5 maggio 2014

FIRENZE


Die Werte der Gemeinschaft - Il Valore della Comunità

Franco Cipriano Communitas (2014, installazione pitture a parete);
Vito Pace Ganz ernst (2009, scultura, ricamo fatto a mano su stoffa e cassa di legno);
Pier Paolo Patti (2014, installazione still da video a parete);
Angelo Ricciardi Like (2004, installazione libro d’artista);
Ciro Vitale Cronaca di un giorno perfetto (2010, Video 4’45’’)
a cura di Raffaella Barbato e Susanna Crispino

Vernissage venerdì 9 maggio ore 20,00

Opening 10 maggio/ 28 maggio 2014

Stuttgarter Kunstverein e. V 
Filderstrasse 34 · D 70180 Stuttgart/Stoccarda
http://www.stuttgarter-kunstverein.de


Venerdì 9 maggio 2014, negli spazi dello Stuttgarter Kunstverein e.v. di Stoccarda verrà presentata la collettiva d’arte contemporanea “Die Werte der Gemeinschaft / Il Valore della Comunità” a cura di Raffaella Barbato e Susanna Crispino.
Il progetto, ispirato alle riflessioni del filosofo contemporaneo Michael Sandel e del sociologo polacco Zygmunt Baumann coinvolge cinque artisti italiani Franco Cipriano (Scafati 1952), Vito Pace (Avigliano 1966), Pier Paolo Patti (Nocera Inferione 1978), Angelo Ricciardi (Napoli 1954) e Ciro Vitale (Scafati 1975) che, attraverso i differenti linguaggi dei loro lavori, si -e ci- interrogheranno ed analizzeranno in chiave critica le contraddizioni e le incidenze di alcuni temi cogenti ed assolutamente attuali, come il valore e la mercificazione dei beni immateriali, le strutture sociali, l'appartenenza ad una comunità, che trovano, nei due studiosi citati, un significativo punto di appoggio teorico e lo spunto per meditare sulla condizione umana tout court.
Tale intento appare lampante sin dal titolo, la cui natura risulta dalla "scomposizione" delle parole che lo formano: Valore può infatti essere inteso sia come "ideale" ovvero riferito ai valori immateriali, sia alla stima economica, così come "Comunità" può essere interpretata sia come insieme degli individui (sociologicamente e antropologicamente intesi, quindi nei rispettivi gruppi sociali) sia come Comunità Europea.
In quest'analisi, i riferimenti offerto da Baumann, che identifica nel consumismo uno delle cause di inclusione o di emarginazione sociale, e da Michale Sandel, che analizza il valore economico di beni tradizionalmente non appartenenti al mercato come lo intendiamo comunemente, sono solo un punto di partenza: gli interrogativi che essi sollevano sono molto più grandi. Ovvero: quanto vale il tempo di una persona? quanto la storia o i beni paesaggistici di un paese? Quali valori dell'Europa Unita avvicinano realmente i suoi abitanti? Siamo cittadini europei o semplici membri di una comunità economica? !
I lavori degli artisti in mostra hanno l'obiettivo di condurre lo spettatore attraverso l'indagine dei singoli aspetti, proponendo una lettura del reale mediata dalla differente sensibilità artistica e dai rispettivi media.
Il progetto è stato reso possibile grazie allo Stuttgarter Kunstverein e.v di Hanns-Michael Rupprechter di Stoccarda, con il patrocinio morale dell’IIC - Istituto Italiano di Cultura - di Stoccarda, il supporto di Di.St.Urb (Distretto di Studi e Relazioni Urbane) di Scafati, Italia; Spazio 011-Liceo De Chirico- Torre Annunziata, Italia e die di Baustellenbüro (indipendent book publisher) di Karlsruhe, Germania.

domenica 6 aprile 2014

ALLE TIERE SIND GLEICH





Opening Exhibition
4:00 pm, Sunday 06 April 2014
STÄDTISCHE GALERIE PFORZHEIM

Bleichstraße 81, 75173 Pforzheim Germany
Gallery opening hours: Tuesday/Saturday from 2.00 pm to 5.00 pm
Sunday from 10.00 pm to 5.00 pm


Participating Artists:

Stephan Balkenhol / Georg Baselitz / Rolf Bier Janusz Czech / Henning Eichinger / Mariel Gottwick Thomas Grünfeld / Simone Häckel / Volker W. Hamann Helma / Horst Janssen / Kehl / Yvonne Kendall / Karin Kneffel / Pia Maria Martin / Dirk Meinzer / Martin Mlecko / Vito Pace / Wolfgang Petrick / Walter Schels / Deborah Sengl / Monika Thiele / Iori Tomita / Daniel Urria / Claude Wall / Patrizia Waller / Evgenija Wassilew


info:  vitopace.net